Una mostra per ricordare Amy Winehouse a sette anni dalla sua scomparsa

Una voce graffiante che accarezzava le note più basse, un po’ soul, un po’ blues e un po’ rock ma che con la sua unicità riusciva ad ammaliare milioni di persone in tutto il mondo. Il Musée Juif de Belgique, in collaborazione con il Jewish Museum of London, ricorda il mito di Amy Winehouse (Londra, 1983 – Londra, 2011) a sette anni dalla sua tragica morte, con una mostra che ne indaga il personaggio con oggetti, scritti e foto della sua quotidianità. Di lei sono noti gli eccessi, la depressione, l’utilizzo di droghe e alcool e i problemi alimentari che talvolta hanno oscurato il suo talento. Pochi conoscono il profondo attaccamento di Amy per Londra, città dov’è nata e cresciuta, e il rispetto per le proprie radici ebraiche. Non a caso proprio dalla Gran Bretagna è partito il progetto Amy Winehouse. A Family Portrait per poi iniziare un tour mondiale che ha toccato San Francisco, Amsterdam, Melbourne per concludersi fino al 16 settembre a Bruxelles. La mostra è stata possibile grazie al supporto del fratello Alex e della cognata Riva ed è stata curata da Bruno Benvindo e Zahava Seewald. E come diceva Amy Winehouse: “la musica è l’unica terapia che ho a disposizione per trasformare i miei fallimenti in vittoria”.

– Valentina Poli



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