Una nuova visione industriale a 50 anni dal primo Pup

In Trentino il numero dei lavoratori dell’industria diminuisce da cinquant’anni, oggi è tre quarti quello di un tempo nelle valli del Cismon e nella Val di Sole mentre qualche aumento si è registrato invece in Val di Non, nella Valle del Sarca e nell’Alta Valsugana. In quarant’anni il numero delle imprese industriali è cresciuto di meno di quattro mila unità sull’intero territorio provinciale: le industrie si sono concentrate soprattutto nella Valle dell’Adige, ma è la Bassa Valsugana a far registrare la crescita maggiore. Sono alcuni dei dati, elaborati dall’Ispat – Istituto di statistica della Provincia di Trento – che hanno accompagnato le riflessioni dei testimoni invitati ieri sera alla sala conferenze del Mart a Rovereto al secondo incontro tematico sui 50 anni del Pup. A discutere di industrializzazione e sviluppo economico (il primo incontro a Malè lo si era dedicato al turismo), dopo l’intervento introduttivo dell’assessore all’urbanistica Carlo Daldoss ed il saluto del sindaco della città della quercia Francesco Valduga , sono stati, moderati dal giornalista Francesco Terreri, Andrea Leonardi ed Enrico Zaninotto dell’Università degli Studi di Trento, gli imprenditori Antonello Briosi e Giulio Prosser, il sociologo Nadio Delai di Ermeneia e l’architetto Franco Mancuso.

“A cinquant’anni di distanza – ha detto l’assessore Daldoss – la fase propulsiva del primo Pup si è certo esaurita ma quel piano aveva in sé temi ancora oggi attuali, pensiamo ad esempio ai parchi. Il Pup individuò un metodo di lavoro basato sul confronto, sulla capacità di ascolto e di coniugare tutto nella visione di una società e di un modello di sviluppo al quale tendere. Dobbiamo interrogarci oggi su questo, partendo nuovamente dal basso ma con l’orgoglio di dire che questa terra i risultati li ha raggiunti”.

Anche il sindaco Valduga ha sottolineato “lo stimolo che il primo Pup ci può ancora dare dal punto di vista del metodo” e la positività del coinvolgimento dei territori creata dal ciclo di incontri promossi dalla Provincia.

Quale spazio ebbe in quel primo Piano urbanistico provinciale l’industria? “L’industrializzazione – ha affermato Andrea Leonardi dopo aver ricordato le condizioni economiche e sociali del Trentino di allora e la visione di Bruno Kessler – era un tragitto inevitable, che avrebbero dovuto passare attraverso la valorizzazione del settore secondario. L’occupazione crebbe, ma l’imprenditoria che arrivò in Trentino in quegli anni era per lo più pubblica. Oggi abbiamo lo stesso livello occupazionale del 1951 ma la qualità del manifatturiero è molto diversa da allora”. Il futuro? “sono convinto che gli anni a venire se continueranno ad essere caratterizzati dalla spinta verso la ricerca scientifica e l’applicazione tecnologica non potranno che portare ad un miglioramento ed a risultati positivi.”

Anche Nadio Delai ha concentrato la propria analisi sul futuro “che è già qui”. “La nuova classe dirigente deve saper rischiare, sapendo interpretare ciò che sta succedendo. Dobbiamo fare un lavoro di nessi industriali, creare reti, che sono più svelte e dinamiche, fare innovazione nei fatti e non solo a parole, ma i numeri devono essere consistenti. Occorre mescolare imprenditorialitá, ricerca applicata e buona finanza che sappia declinarsi ad una logica industriale.”

Interessanti stimoli alla riflessione hanno poi proposto anche gli imprenditori Briosi e Prosser. Invitando a non inseguire la punta emergente dell’iceberg, ovvero le grandi e potenti multinazionali dell’IT, il proprietario della Metalsistem ha espresso la convinzione che le filiere corte locali possano riuscire a sopravvivere in modo non subalterno a patto che sappiano però confrontarsi sul terreno della globalità, come dimostra Meccatronica. “In Trentino dobbiamo fare cose che siano uniche al mondo, e provare a pensare ad un Fondo aperto che, analizzate start up, decida di finanziarle tutte sapendo che prima o poi almeno due o tre potranno portare al successo il sistema intero ripagando tutte le altre.” Ai giovani e alle potenzialità del territorio trentino ha invece fatto riferimento Giulio Prosser: “I giovani devono imparare ad essere internazionali, curare la qualità della propria formazione, vanno spinti a produrre grandi risultati perché la competizione è globale e noi dobbiamo lottare tutti i giorni. Forse non abbiamo capito la potenzialità di alcuni nostri asset e che, vivendo nel posto più bello del mondo è possibile lavorare con successo; abbiamo bisogno di imprenditori, di gente che apra aziende turistiche e commerciali, di creare esperienze sul territorio che poi riportino turismo.”

Alla genesi del secondo Piano urbanistico provinciale ha invece riportato l’intervento di Franco Mancuso: “Quell’esperienza ha offerto la possibilità di aprire un dialogo continuo con i Comuni e i Comprensori ma anche con altri attori, i tecnici, il pubblico e le associazioni di categoria e si stipulò una alleanza implicita con gli agricoltori che posero la questione della difesa del territorio agricolo. C’era anche la consapevolezza che fosse terminata la fase espansiva, che l’insegnamento produttivo avesse bisogno anche di una sua qualità ambientale e che il futuro della crescita industriale dovesse essere caratterizzato dalla riqualificazione piuttosto che dall’occupazione di nuovi spazi”.

La questione degli spazi, collegata ai temi dello sviluppo e dei loro tempi, è stata invece al centro dell’argomentazione proposta in chiusura di serata da Enrico Zaninotto. “C’è una ricombinazione dei luoghi della crescita, la loro localizzazione sta spostandosi verso le aree periferiche e rurali, anche se nell’area alpina questo fenomeni avviene in modo minore. L’importante è sapere che la piccola iniziativa industriale deve potersi connettere alla grande piattaforma ed avere un territorio che possa essere riutilizzabile e reversibile”.

“Suggerimenti – ha detto alla fine l’assessore Daldoss, ricordando che il “consumo zero” di suolo è ormai diventato un valore in Trentino – dei quali faremo buona cura”.



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