ZANON (FDI) PADOVA CONTINUA AD ESSERE EPICENTRO DI TENSIONI ,VIOLENZE E PREVARICAZIONI

Le solite” attenzioni democratiche” dei Centri Sociali contro una semplice iniziativa culturale dedicata ai martiri delle foibe smentiscono clamorosamente chi in questi giorni si era affannato a tentare di dare di Padova un immagine sicura e tranquilla. “Giunge dal dirigente nazionale di Fratelli d’Italia Raffaele Zanon la condanna dell’ennesimo tentativo di impedire la presentazione del libro “Rosso Istria” in una Sala dell’Esu a Padova. “Le violenze verbali, le prevaricazioni e addirittura la schedatura pubblica dei relatori servono solo ad alimentare la spirale della violenza e della contrapposizione. Fatti simili dovrebbero far riflettere profondamente tutta la città ed in particolare la Giunta Giordani, e condurla a isolare quanti adottano la violenza come metodo di lotta politica. Le delibere della Giunta comunale sono diventate il pretesto per il “cosiddetto antifascismo militante” caratterizzato da prevaricazioni e fenomeni di incitamento all’odio e alla violenza che non vanno mai sottovalutati, soprattutto in una città come Padova che ha pagato un duro prezzo nella stagione degli anni di piombo. Bisogna isolare i protagonisti di questi atti che trovano sponda anche tra esponenti della lista di Lorenzoni “Coalizione Civica” e che trasmettono messaggi di istigazione all’odio che rischiano di far attecchire la malapianta dell’intolleranza in città, un territorio e una società distanti da queste forme di fanatismo spesso dettato dall’ignoranza. Il Questore ,il Prefetto e il Magnifico Rettore di Padova sanno che purtroppo simili fatti non sono nuovi, in particolare a Padova, e che violenze del genere non possono essere sottovalutare soprattutto da quei livelli istituzionali che dovrebbero garantire i diritti inviolabili sanciti dalla Costituzione come quello della libertà d’espressione. Mi auguro che anche la l’Università di Padova non si pieghi a simili atti che sono frutto della cultura dei soliti violenti che da troppo tempo si sentono impuniti in una città fin troppo tollerante nei confronti delle loro continue “bravate”.



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